Passeggiando oggi lungo i viali alberati di Prati, tra palazzi dalle facciate ordinate, portoni imponenti e vetrine eleganti, è difficile immaginare che fino alla fine dell'Ottocento qui non ci fosse quasi nulla. Al posto degli isolati c'erano campi coltivati, vigne, pascoli e zone paludose, punteggiati da qualche casale. Prati è infatti il più giovane dei rioni storici di Roma, e la sua storia racconta, meglio di qualsiasi manuale, il passaggio della città da capitale dello Stato Pontificio a capitale del Regno d'Italia.
Dai Prati di Castello ai primi cantieri
Per secoli l'area compresa tra le pendici di Monte Mario, il Vaticano e l'ansa del Tevere rimase fuori dalle mura e quasi disabitata. Già in età romana ospitava giardini e terreni di grandi famiglie, e nel corso del tempo prese nomi diversi, fino a quello di Prati di Castello, dovuto alla vicinanza con Castel Sant'Angelo. Era un paesaggio agricolo, di orti, canneti e vigne, che si estendeva proprio di fronte alla città, sull'altra riva del fiume.
Tutto cambiò dopo il 1870, quando Roma divenne capitale d'Italia e la città dovette in pochi anni accogliere ministeri, uffici e migliaia di nuovi abitanti. I terreni di Prati, piatti e vicinissimi al centro, attirarono subito l'interesse dei proprietari e degli investitori. L'area restò inizialmente ai margini della pianificazione, ma con il piano regolatore del 1883 venne inclusa ufficialmente nell'espansione urbana, e da quel momento partirono i primi veri cantieri.
Il quartiere umbertino e il Palazzo di Giustizia
Prati nacque come quartiere della nuova borghesia della capitale: impiegati, funzionari, professionisti. L'impianto urbanistico è tipico di quegli anni, con strade dritte, larghe e perpendicolari, grandi piazze e isolati regolari, e gli edifici seguono in larga parte lo stile detto umbertino, dal nome del re Umberto I: facciate solenni, cornicioni marcati, balconi in pietra e ampi androni.
Il simbolo di questa nuova Roma è il Palazzo di Giustizia affacciato su Piazza Cavour, progettato dall'architetto Guglielmo Calderini e costruito tra il 1888 e il 1911. Le sue dimensioni monumentali e la ricchezza delle decorazioni gli valsero presto, tra i romani, il soprannome un po' irriverente di "Palazzaccio". Per collegare il nuovo quartiere al centro storico fu costruito anche il Ponte Umberto I, inaugurato nel 1895. Il riconoscimento ufficiale come rione, il XXII, arrivò nel 1921, quando Prati aveva ormai assunto l'aspetto che vediamo oggi.
Un atlante di nomi: Roma antica e Risorgimento
Anche la toponomastica di Prati racconta un progetto preciso. Le strade furono dedicate in gran parte a personaggi della Roma repubblicana e imperiale, condottieri e scrittori latini: basta leggere le targhe di Via Ottaviano, Viale Giulio Cesare, Via Cicerone, Via Germanico, Via degli Scipioni o Via dei Gracchi per ritrovarsi dentro un libro di storia antica. Accanto a loro compaiono i luoghi e i protagonisti del Risorgimento, da Piazza Cavour a Piazza del Risorgimento.
La via più celebre del quartiere, Via Cola di Rienzo, porta invece il nome del tribuno trecentesco che sognò di restituire a Roma la sua antica grandezza, una figura molto amata dalla cultura patriottica dell'Ottocento. Oggi è la grande arteria dello shopping di Prati, animata a ogni ora del giorno.
Strade che non guardano San Pietro?
Tra le curiosità più raccontate su Prati c'è quella legata alla cupola di San Pietro. Si dice che, negli anni della forte tensione tra il nuovo Stato italiano e il Papato, le strade del quartiere siano state tracciate di proposito in modo che nessuna avesse come fondale prospettico la cupola di Michelangelo. È un racconto suggestivo, citato da diverse guide e studiosi, ma non tutti concordano: c'è chi sostiene che manchi una prova documentale di una scelta esplicita e che si tratti in buona parte di una diceria nata a posteriori.
Resta il fatto, verificabile da chiunque, che camminando per Prati la cupola non compare in fondo ai rettilinei come accade altrove. Lo noterete anche percorrendo Via Ottaviano: la cupola resta nascosta finché non si arriva all'altezza di Piazza del Risorgimento, dove San Pietro si rivela all'improvviso. Che sia frutto di un disegno politico o di semplici esigenze urbanistiche, l'effetto sorpresa è garantito.
Vivere Prati oggi
Più di un secolo dopo i primi cantieri, Prati conserva il suo carattere di quartiere elegante e vissuto, con una vita di tutti i giorni fatta di mercati, negozi e caffè, a pochi passi dai luoghi più visitati della città. Soggiornare a Casa bohémien, al piano terra di un nobile palazzo d'epoca in Via Costantino Morin, con pavimenti, porte e finestre originali del 1931, significa abitare proprio dentro questa storia: i Musei Vaticani sono a pochi passi, mentre Castel Sant'Angelo e Via Cola di Rienzo si raggiungono con una piacevole passeggiata. Per altre idee sul quartiere e sulla città, sfogliate il nostro blog.
A pochi passi dai Musei Vaticani — Casa bohémien
Il nostro appartamento al piano terra di un palazzo d'epoca nel quartiere Prati, con antiche mura romane a vista e arredi vintage, è a pochi passi dai Musei Vaticani: le loro mura si vedono già dal giardino.